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Quando il silenzio scese sulla rete

All’inizio nessuno se ne accorse davvero.

Era una fredda sera di novembre e Milano sembrava vivere una delle sue infinite notti normali. I tram arancioni sferragliavano ancora lungo i viali lucidi di pioggia, le finestre illuminate dei palazzi disegnavano rettangoli gialli nel buio e sopra Porta Nuova le torri di vetro riflettevano il cielo basso e sporco della città. Le persone continuavano a camminare con il volto illuminato dagli smartphone.
Qualcuno guardava video. Qualcuno prenotava un taxi. Qualcuno stava pagando una cena con il telefono. Un messaggio WhatsApp rimase fermo con una sola spunta grigia. Un ragazzo seduto sul tram sbuffò infastidito, pensando al solito problema di copertura. Poco distante, una donna provò due volte a pagare il parcheggio con l’app del telefono. “Connessione assente.” Sul momento sembrò solo una seccatura.

Ma nel giro di pochi minuti, in tutta la città, migliaia di piccoli segnali iniziarono a comparire contemporaneamente.

Le pagine internet caricavano lentamente. Le mail aziendali si bloccavano in uscita. Le VPN smettevano di autenticare gli utenti. Le telecamere IP diventavano nere una dopo l’altra. Alexa non rispondeva più.
I sistemi domotici perdevano il collegamento cloud. I navigatori mostravano mappe incomplete.
Spotify smetteva di riprodurre musica.

Ancora nessuno capiva. Perché le luci erano accese. La corrente c’era. La città sembrava viva.

Eppure qualcosa di enorme stava già morendo sotto la superficie.

Nei data center europei migliaia di router cercavano percorsi alternativi che improvvisamente non esistevano più. Le grandi dorsali in fibra che attraversavano il continente stavano collassando a catena. Alcuni nodi di interscambio avevano smesso di rispondere. Interi segmenti della rete mondiale si stavano isolando come zattere alla deriva.

A Francoforte, Amsterdam, Marsiglia e Milano gli operatori dei NOC — i centri di controllo delle reti — guardavano schermi pieni di allarmi rossi che aumentavano di secondo in secondo.

Packet loss, Routing failure., DNS unreachable., Backbone congestion. Peering lost.

Parole tecniche che, tradotte nella vita reale, significavano una cosa sola: Internet si stava “spezzando”.

Nessuno sapeva ancora il motivo. Alcuni parlavano di un cyberattacco senza precedenti. Altri di sabotaggi multipli sui cavi sottomarini del Mediterraneo e del Mar Rosso. Qualcuno ipotizzò malware inseriti nei sistemi di routing internazionali. Ma ormai il problema non era più capire cosa fosse successo.

Il problema era che il mondo intero dipendeva da quella rete molto più di quanto immaginasse.

Alle 20:17 la prima banca italiana andò in modalità emergenza.

I bancomat continuarono ad accendersi, ma non riuscivano più a verificare i conti correnti sui server centrali. Le casse degli ultimi supermercati aperti, iniziarono a rifiutare le carte. Migliaia di POS si bloccarono contemporaneamente.

Nei magazzini automatizzati della logistica i robot continuavano a muoversi per inerzia, poi si fermavano uno dopo l’altro perché il sistema cloud che gestiva ordini e sincronizzazione non era più raggiungibile.

Negli aeroporti comparvero le prime difficoltà serie.

I monitor dei voli funzionavano ancora, ma i sistemi di sincronizzazione internazionale accumulavano ritardi. I piani di volo arrivavano incompleti. Alcune compagnie persero i collegamenti con i server centrali di prenotazione. A Malpensa molti gate passarono rapidamente a procedure manuali.

Anche le reti cellulari iniziarono lentamente a soffrire.

Non perché le antenne fossero spente. Ma perché milioni di persone, nello stesso istante, iniziarono a fare la stessa cosa: telefonare.

Le BTS LTE e 5G entrarono in saturazione. I sistemi VoLTE accumularono ritardi enormi. Le chiamate cadevano dopo pochi secondi. Le app di messaggistica smisero quasi completamente di funzionare. I telefoni mostravano ancora “5G” sul display, ma ormai era solo un simbolo vuoto.

Molti non riuscivano nemmeno più ad aprire le porte di casa.

I videocitofoni smart dipendevano dal cloud. Le serrature elettroniche richiedevano autenticazione remota. I sistemi antifurto inviavano errori continui. Le telecamere domestiche erano irraggiungibili.

La città moderna stava scoprendo di essere piena di oggetti “intelligenti” incapaci di funzionare da soli.

A mezzanotte Milano era ancora illuminata, ma sembrava improvvisamente muta.

Le persone iniziarono ad uscire dai locali guardandosi attorno confuse. Nei bar si sentivano soltanto conversazioni spezzate: “Da te funziona?” “Hai linea?” “Prova a riavviare.” “Non va niente…”

Le televisioni continuavano a trasmettere, ma anche i giornalisti ricevevano informazioni frammentarie. Le redazioni lavoravano con collegamenti instabili. Molti contributi video non arrivavano più via rete. Alcuni canali iniziarono a utilizzare ponti satellitari d’emergenza.

Rientrato a casa verso le ore 21.00 accesi subito la radio HF sui 40 metri. Avevo un appuntamento in frequenza con Angelo I0VWV della provincia di Roma. La sua voce arrivò chiara e forte ma chiaramente preoccupata.

“Qui non funziona più nulla… niente mail, niente pagamenti online, niente social, le linee telefoniche vanno e vengono…” . “Angelo,” gli risposi, “idem anche qui a Milano. Ma da quello che stiamo capendo il problema sembra esteso a tutta Europa.”

Per qualche secondo rimase soltanto il rumore della banda. Poi presi una decisione quasi istintiva.

“Senti, io vado subito da Fabio IU2ACH. Attiviamo il nostro Centro Radio Mobile Operativo di ARI Radiocomunicazioni Emergenza Lombardia ODV.” Nel giro di poco tempo il C.R.M.O. era operativo. Decidemmo di posizionare l’unità mobile presso il Centro Nazionale della Croce Rossa Italiana di Bresso, luogo già testato un anno prima durante una Prova di Sintonia della Rete Zamberletti e ritenuto strategico per garantire collegamenti autonomi anche in scenari degradati.

Appena accendemmo la radio HF sulla storica frequenza dei 6.990 MHz capimmo immediatamente che la situazione era seria. In frequenza erano già presenti numerose Prefetture, compreso quella di Milano, stazioni della rete nazionale e operatori che cercavano di ristabilire una maglia alternativa di comunicazione.

Nel frattempo altri operatori di ARI-RE Lombardia si stavano già muovendo sul territorio: alcuni, collegati in VHF analogico, raggiungevano postazioni sensibili come l’ospedale H ANA di Orio al Serio, altri si dirigevano verso la Sala Operativa regionale e diversi punti strategici dove le comunicazioni tradizionali stavano progressivamente degradando.

Una nostra squadra ARI RE riuscì inoltre ad organizzarsi in tempi rapidissimi e, in meno di un’ora, raggiunse il centro TLC dei Vigili del Fuoco di via Messina a Milano, mettendosi immediatamente a disposizione per supportare le comunicazioni d’emergenza e garantire ulteriori collegamenti alternativi in supporto alle strutture operative dei VV.F. Giordano e Luciano raggiungono la sede operativa di F.N a Saronno, dove abbiamo una nostra stazione radio operativa su tutte le frequenze analogiche, HF compreso.

La rete iniziò rapidamente a prendere forma, ristabilendo i primi collegamenti con le Prefetture, con i Vigili del Fuoco, con il Dipartimento della Protezione Civile di Roma e con diverse strutture territoriali che stavano progressivamente perdendo le comunicazioni tradizionali. Intanto il problema aveva ormai raggiunto anche le sale operative.

Nelle Prefetture, nei centri di coordinamento e nelle strutture di Protezione Civile si comprese rapidamente che il guasto non era locale. Le reti digitali regionali funzionavano ancora solo a tratti. Molti ponti radio moderni utilizzavano backbone IP e sincronismi remoti. Alcuni ripetitori DMR e TETRA iniziavano a isolarsi. Le VPN istituzionali cadevano continuamente.

Le grandi infrastrutture erano ancora accese.
Ma non riuscivano più a parlarsi.

Fu allora che qualcuno pronunciò una frase che sembrava uscita dagli anni Ottanta.

“Attivate la rete alternativa HF.” Ma questa era stata spontaneamente già attivata!

Non c’erano server. Non c’erano cloud. Non c’erano provider.

Solo radio alimentate a batteria. Generatori. Antenne filari tese nel vento. Operatori addestrati da anni di prove di sintonia mensili.

Le onde radio continuavano a fare ciò che fanno da oltre un secolo: attraversare il cielo senza chiedere permesso a nessuna infrastruttura.

Su 6.990 MHz il fruscio atmosferico riempiva gli altoparlanti. Per alcuni secondi sembrò di ascoltare soltanto il rumore del mondo. Poi, improvvisamente, una voce uscì dal bianco della radio.

Qui Prefettura di Varese I2RGV… chiamata generale della rete… mi ricevete?” Silenzio.

Poi un’altra voce, lontana, forse da una valle alpina. “Ricevuto forte e chiaro.”

Altri segnali iniziarono ad apparire uno dopo l’altro. Prefetture presidiate come quella di Milano con Corradino, Giorgio da Sondrio, Salvatore da Torino. da Reggio Caladria..Dario da Caltanisetta, Giorgio dal dipartimento di P.C. di Roma, Roberto dai VV.F di Roma Capnnelle e poi via vi tutti i comandi dei VV.F. delle TLC regionali operativi a 6.990 Mhz.

Non erano collegamenti perfetti. C’era fading. Ma la rete viveva ancora. Ed era questo il dettaglio incredibile.

Mentre il mondo moderno, costruito sul cloud, sui data center e sulle reti globali, cadeva lentamente nel silenzio… una tecnologia considerata da molti superata continuava ancora a funzionare.

Perché non aveva bisogno di fibra. Non aveva bisogno di Internet. Non aveva bisogno di server remoti.

Aveva solo bisogno di corrente, antenne e uomini capaci di ascoltare.

Fu in quel momento che molti compresero finalmente una verità dimenticata da anni:

la resilienza non è la tecnologia più nuova. È ciò che continua a funzionare quando tutto il resto smette.

Scusatemi la storia è immaginaria …ma non improbabile!

73 de IK2ILW Maurizio

Martedì 26 Maggio alle ore 9:30, presso la Prefettura di Varese, si terrà la cerimonia ufficiale per la 500ª esercitazione nazionale della storica Rete Zamberletti.

Sarà un momento particolarmente significativo e simbolico, proprio nella città da cui, agli inizi degli anni ’80, presero avvio le prime “prove di sintonia” della rete nazionale di emergenza in onde corte.

Alla cerimonia saranno presenti numerose autorità istituzionali, rappresentanti del sistema di Protezione Civile, delle Prefetture, dei Vigili del Fuoco e del mondo del volontariato,autorità politiche per esprimere il proprio ringraziamento a questa storica rete alternativa di comunicazione e agli operatori radio che, da decenni, la mantengono viva attraverso attivazioni ed esercitazioni mensili svolte con continuità, passione e spirito di servizio.

La 500ª Prova rappresenta non soltanto un importante traguardo numerico, ma anche la conferma dell’attualità e dell’efficacia di una maglia radio nazionale capace ancora oggi di garantire collegamenti autonomi e resilienti anche in scenari critici o in assenza delle infrastrutture convenzionali di telecomunicazione.

Un particolare e sentito ringraziamento sarà rivolto al Prefetto di Varese, Sua Eccellenza Salvatore Pasquariello, per la sensibilità istituzionale dimostrata verso il valore delle radiocomunicazioni d’emergenza e per aver voluto ospitare nella storica sede della Prefettura questa importante ricorrenza nazionale.

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